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Alla scoperta dell’ecopsicologia per stare meglio

A molti di noi è capitato di trovarsi in un bosco, sulla riva del mare, sulla cima di una montagna o, più semplicemente, a passeggiare nel Parco di Monza e in quei momenti avvertire un profondo senso di benessere e di piacere, di leggerezza e di unità fra noi e la natura che ci circonda. Questi vissuti non sono semplicemente suggestioni, ma sono qualcosa di più, di profondo ed ampio che riguarda direttamente la nostra appartenenza, anche psicologica, al mondo della natura, ancor prima di appartenere ad un mondo sociale e culturale.

Di questo aspetto se ne sono accorti anche gli psicologi e da questa consapevolezza, unita ad una coscienza ecologica che si contrappone alla questioni dell’inquinamento globale, si è sviluppato un filone definito Ecopsicologia.

Questo ramo della psicologia da noi è recente, mentre in molte altre parti del mondo come ad esempio Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada, esistono dei corsi di specializzazione dentro a percorsi universitari, e lì il tema è preso in seria considerazione.

La Ecopsicologia si pone su due dimensioni: una è educativa, orientata a fare cultura e politica “verde” e l’altra è clinica, cioè orientata a formulare metodologie e teorie finalizzate all’aiuto delle persone che soffrono; in mezzo c’é la ricerca-sperimentazione e l’elaborazione teorica.

Ciò che viene denunciato è il continuo processo di alienazione che sta vivendo l’uomo moderno, che può essere risolto dal momento in cui si recupera una relazione con il pianeta Terra, cosa che passa inevitabilmente da una nuova relazione con le proprie dimensioni interiori e fisiche, oggi sempre più disconosciute: in altre parole, un saper vivere costantemente in quelle emozioni che ritroviamo quando siamo immersi nella natura.

In questo senso, l’Ecopscologia propone un’idea della mente, e quindi della persona, nella quale una parte del nostro pensare e dei nostri vissuti emotivi sono fatti dalla relazione con elementi naturali e selvaggi, e se perdiamo questa relazione perdiamo questa possibilità di benessere. Ecco perché spesso abbiamo bisogno, soprattutto chi vive nelle grandi città, di evadere e di raggiungere luoghi naturali, in cui l’elemento natura è preponderante e facilmente riconoscibile.

Dunque, l’Ecopsicologia propone un prendersi cura di sé per prendersi cura del Pianeta e viceversa, e per fare questo esce sia da una psicologia individuale, sia da una psicologia sociale per proporre una psicologia che cerca di mettere tutto ciò che è vita in connessione, come se “tutti fossimo foglie di uno stesso albero”.

La prospettiva è interessante da molti punti di vista, soprattutto perché il raggiungimento dell’obiettivo che si pone l’Ecopsicologia, cioè un benessere personale e “ambientale”, può essere raggiunto solo attraverso la maturazione di una visione più ampia della realtà e questo si contrappone ad un mondo nel quale domina una pensiero unico e univoco: si pensi al rapporto tra consumismo, malessere psicologico ed inquinamento ambientale.

Ma ci saranno ancora molte cose da dire…

Andrea Spatuzzi


Monzese doc, curiosa scopritrice della propria città, amante degli eventi particolari, romantica cittadina che adora girare sulla sua bicicletta alla scoperta di cose nuove da condividere.

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