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La regina delle torte della Brianza: la TORTA PAESANA

Torta paesana 1        Torta paesana 2

E’ arrivato l’autunno, il freddo, la voglia di stare al calduccio in casa, voglia di intimità..ed ecco che oggi mi è venuta l’idea di preparare la regina delle torte brianzole: la cara e vecchia torta paesana.

Io la chiamo da sempre così, ma il nome varia da luogo a luogo: c’è chi la chiama la torta nera, di pane, papina, michelacc (che sta per mica e lacc, ovvero pane e latte)…un dolce povero, nel rispetto della tradizione contadina secondo la quale nulla va buttato, diffusasi tra i panettieri della Brianza per riutilizzare il pane “posso” e le briciole dei biscotti.
Una torta ricca di gusto e profumata di tradizioni: nera, morbida, intensa, con un cuore di cacao e la superficie cosparsa di pinoli.
Non esiste una vera e proprio ricetta per questa torta dai tanti nomi, è una torta infinita, tramandata da madre a figlia, una torta del popolo, quasi una leggenda.

E’ la torta dei ricordi per me, un tuffo nell’infanzia: la torta che con il suo profumo inondava la casa, che ci fa venire in mente qualcosa di genuino, semplice e gioioso. La torta della nonna, che ti faceva sempre leccare la ciotola con il dito, che ti diceva “Aspetta che si raffreddi altrimenti ti viene mal di pancia”….ma nulla, lei era lì, pronta per essere assaggiata, subito e di nascosto. E’ la torta delle domeniche autunnali, dei ritrovi in famiglia, della fetta incartata nella stagnola per essere portata a casa o mangiata a scuola.

Oggi ho voluto rifarla e mentre mescolavo gli ingredienti pensavo a quanto quel profumo mi è ancora familiare, a quante emozioni belle sono legate a quel dolce..e si sono aperti tanti cassettini della memoria. E’ per me la torta degli affetti.

Mi sono spesso chiesta quanto fosse vera la storia dell’origine della torta paesana, ma forse è bello accoglierla così, perchè assomiglia anch’essa al quel mondo fantasioso in cui ci cullavamo quando la mangiavamo.

Conosci la vera storia della torta paesana?

“C’era una volta, tanto tempo fa, un uomo che si procacciava il cibo cacciando animali e poi nutrendosi della loro carne cruda. A causa di ciò, soffriva di verme solitario e non riusciva a ingrassare di un solo etto. Un giorno, un fulmine colpì proprio la casetta sull’albero che aveva costruito per suo figlio e, da quel giorno, imparò a controllare il fuoco e, da lì, cominciò a cuocere la carne prima di mangiarla. E finalmente cominciò a prender peso. Una bella e salutare pancetta era ormai spuntata dal suo ventre prima così scheletrico. Anche la tenia era scomparsa. E il mondo divenne un po’ migliore.
Era sempre a spasso per la foresta, ma un giorno inciampò in un ramo d’albero e cadendo si sbucciò il ginocchio. Pianse molto e a lungo, fino a non aver più lacrime da versare tanto che, quando queste finirono, si rimboccò le maniche e inventò una ruota. E il mondo divenne un po’ migliore.

Ma con una ruota sola, si sa, non si va da nessuna parte. Così decise di appenderla ad un ramo ed il figlio entusiasta non faceva che girarla, di continuo, girava e girava, tutto il giorno, tutti i giorni. Ma a furia di farla girare anche il padre cominciò ad essere irrequieto e infastidito da tutto ciò e, in poco tempo, a girare di continuo non fu più solo la ruota!

Non salutava più i vicini, rispondeva male a sua moglie e sgridava di continuo il figlio. Così un bel giorno, sua moglie, nel tentativo di distrarlo e calmarlo, si mise in cucina e preparò una torta con quel poco che aveva in casa a sua disposizione, e cioè pane vecchio bagnato nel latte, a cui poi aggiunse, per dare un po’ di sapore in più, del cacao, un po’ di uvetta e di pinoli e per finire degli amaretti dolci. Dopo aver addentato un paio di fette il marito si calmò, ma durò poco, perché quella ruota continuava a girare, e girava e girava. Così per placare quell’animo ormai burbero e irrequieto, la moglie si rimise in cucina e preparò tanta di quella torta che ne avanzò un’immensa quantità, tanto da esser regalata a tutti gli abitanti del paese.

Quella torta piacque tantissimo e tutti cominciarono a preparala a loro volta, e a sorridere, e a essere felici. Venne chiamata “Torta Paesana”
E il mondo divenne un po’ migliore.”

Perchè non provi anche tu a cucinarla per rendere il tuo mondo migliore e pieno di ricordi?

Ecco come si fa:

INGREDIENTI:

300 gr di pane raffermo

150 gr di amaretti (io non li uso perchè non mi piacciono, li sostituisco con dei biscotti secchi)

2 uova

Cacao amaro 6 cucchiai

120 g di zucchero

50 gr di uvetta

100 gr di pinoli

1 lt di latte

50 gr di burro

Tagliare a quadrotti il pane raffermo (spezzettare i biscotti se avete scelto di usare questa variante), versarci sopra il latte fino a coprirlo. Sbriciolare gli amaretti. Mettere a bagno in acqua calda l’uvetta e lasciare macerare il pane finchè non avrà assorbito il latte.

Una volta bagnato il pane, lavorarlo con un cucchiaio così che si ammorbidisca ulteriormente e impastarlo insieme agli amaretti e al cacao amaro e al burro fuso.

Quando l’impasto sarà ben amalgamato aggiungere anche le uova e continuare a lavorarlo.

In ultimo aggiungere anche lo zucchero, i pinoli e l’uvetta bagnata ma strizzata dell’acqua.Parte dei pinoli possono essere distribuiti sulla superficie del dolce una volta trasferito nella tortiera come decorazione.

Imburrate e infarinate una tortiera e far cuocere per un’ora e 15 minuti circa nel forno a 180 gradi.

Buon appetito!


Monzese doc, curiosa scopritrice della propria città, amante degli eventi particolari, romantica cittadina che adora girare sulla sua bicicletta alla scoperta di cose nuove da condividere.

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