Il Carrobiolo dei monzesi

Il Carrobiolo è uno degli angoli di Monza che più amiamo: ha sempre un fascino particolare, non credi?

A noi piace osservarlo soprattutto di sera, nel silenzio, oppure alla mattina presto, perchè sa donare sempre un senso di pace.

Grazie ad Art-U scopriamo insieme la sua storia.

Nell’anno 1584 il vescovo di Milano, Carlo Borromeo, si reca a Monza per consacrare solennemente la nuova chiesa dei Barnabiti, ordine religioso a lui particolarmente caro.

La chiesa, dedicata a Santa Maria e Sant’Agata, è subito detta “del Carrobiolo” e prende questo nome dalla vicinanza del “carrobbio”, una delle porte della città da cui avevano accesso i carri mercantili.

In questa zona era già insediato da secoli un importante centro religioso, fondato dall’ordine degli Umiliati: predicatori e lavoratori, erano stati i motori dell’economia milanese grazie soprattutto alla lavorazione dei panni lana. Negli anni però l’ordine aveva perso la sua vocazione spirituale, distratto dagli affari economici; si era arrivati a una tensione altissima e alcuni Umiliati avevano addirittura preso la decisione di attentare alla vita di Carlo Borromeo. Questi, scampato all’attentato, aveva fatto sopprimere l’ordine e riassegnato i beni dei traditori ad altri religiosi dalla moralità più specchiata.

L’attività dei Barnabiti a Monza si concentrò da subito sull’educazione, dei seminaristi prima e dei giovani in generale, poi.

La congregazione crebbe in fama e ricchezza e grazie al sostegno di grandi mecenati ebbe la possibilità di ampliare il convento e di rinnovare la chiesa, trasformandola in uno dei migliori esempi di barocchetto delle nostre zone. La decorazione della volta della navata centrale, per esempio, è caratterizzata da uno sfondamento illusionistico delle architetture: non potendo eliminare le strutture in pietra, per motivi di stabilità della muratura, gli artefici del grande affresco che rappresenta la gloria della Vergine e di Sant’Agata si inventarono un complesso sistema di sfondamento illusionistico, ampliando la raffigurazione oltre i limiti imposti dalla struttura architettonica stessa e anzi inglobandola all’interno della stessa immagine. Non mancarono le commissioni per i dipinti, ora collocati per lo più sulle pareti delle navate laterali, realizzati da famosi pittori del tempo come Ottavio Semino, il Moncalvo e Simone Peterzano.

All’interno del convento, è importante citare la presenza di una cappella, detta “del noviziato”, che ospita un altare a intarsi marmorei realizzato – si dice – con i materiali avanzati dalla costruzione dell’altare della chiesa di S.Alessandro a Milano, anch’essa legata ai Barnabiti, e un dipinto che ricorda un episodio miracoloso accaduto proprio presso il convento di Monza: nel XVII secolo le truppe francesi minacciavano di distruggere la chiesa, ma il dipinto raffigurante la Madonna col Bambino, oggi collocato sopra l’altare della Cappella, davanti al quale i religiosi si erano radunati in preghiera, aveva impedito ai soldati di accedere all’edificio, mettendolo così in salvo.

Altre importanti tradizioni sono custodite nel Convento, come la raccolta di testi antichi oggi conservata nella Biblioteca: alcuni preziosi volumi, tra cui incunaboli del XV e XVI secolo, sono esposti a rotazione nei locali della sala lettura aperta al pubblico.

Una menzione merita anche lo storico birrificio artigianale del Carrobiolo, con i suoi prodotti già vincitore di tanti concorsi del settore: oggi la produzione si è trasferita altrove, per andare incontro alla richiesta sempre più crescente del mercato, ma fino a non molti anni fa la birra fermentava proprio in uno dei cortili del convento.

Se la storia vi ha incuriosito, sappiate che ci sarebbero ancora molte altre informazioni da svelare…questa volta però dal vivo, perché Art-U ha organizzato una visita al complesso del Carrobiolo per sabato 9 novembre!

Per info sulla visita scrivete una mail a info@artuassociazione.org


Associazione Culturale Art-U nasce nel 2012 dalla passione di sei laureate in Storia dell'arte e Archeologia, Chiara, Chiara, Elena, Ilaria, Valentina e Valentina, desiderose di valorizzare il patrimonio storico e artistico dei propri territori di origine.

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